Siamo alla fine dei dipartimenti IT?

In questi giorni ho letto un nuovo articolo sulla prossima futura sparizione dei reparti IT, o perlomeno quelli che sono poco duttili ai fabbisogni del business, e la conseguente lotta per la sopravvivenza che questo tipo di reparti IT dovranno iniziare a sostenere.
Sarà mica quindi che il reparto IT è il capro espiatorio verso nuovi modelli organizzativi ?

Si accusa il reparto IT di avere una lenta velocità di adattamento e risposta alle nuove esigenze aziendali e alle sempre più frenetiche esigenze che nascono dalla necessità di competere, ma soprattutto si sta evidenziando incomprensione tra uomini dell’IT e il resto dell’azienda.

Ci troviamo di fronte ad un cambiamento culturale, o meglio a due culture che prima collaboravano tra loro e che oggi devono iniziare un processo d’integrazione difficile e soprattutto faticoso che richiede grandi capacità di relazionarsi con la realtà e saperla trasformare. “L’integrazione consiste nella possibilità di entrare in accordo con la realtà e allo stesso tempo di trasformarla, a cui si aggiunge il potere di scegliere, che si basa essenzialmente sul giudizio critico. Nella misura in cui l’uomo perde la possibilità di scegliere e si adatta al giudizio degli altri, viene diminuito, perché non esercita più la sua libertà. Non può più integrarsi, si adatta. Invece l’uomo che si integra è un soggetto. L’integrazione o la partecipazione lo rendono attivo, mentre l’adattamento lo rende passivo. Integrarsi significa entrare in accordo con la realtà, avere la capacità di trasformarla” (Freire)

In effetti oggi nelle aziende agli uomini che ricoprono funzioni IT é richiesto un modello culturale diverso, ma senza investimenti e dedizione all’educazione al cambiamento, sia da parte delle organizzazioni che delle persone, si accelererà un fenomeno già in atto, ovvero lenta espulsione del vecchio IT e inserimento di nuove persone, pensando quindi di risolverla così.

Dopotutto è un cambio generazionale diranno, ecco perché penso al capro espiatorio.

In realtà è in corso da decenni un dibattito sul tema uomo-macchina con la differenza che oggi tocca a chi sino a ieri si sentiva al sicuro, ovvero chi stava all’interno dei reparti IT.

Alla domanda di Andrew McAfee del 2012 “Are droids taking our jobs?”viene spontaneo rispondere che, essendosi trasformati a loro volta in “macchine”, gli uomini dell’IT saranno sostituiti macchine più nuove ed efficienti.

Macchine ricche di algoritmi e procedure che sicuramente manterranno, e consolideranno ancor di più, l’atteggiamento dichiarato antico di controllo organizzativo, con procedure schiaccianti e riduzione costi. E lasciamo chiuso per ora il capitolo dell’intelligenza artificiale.

Cambiare il tutto per non cambiare nulla, anzi rendere ancor più forte il sistema tecnocratico senza il bisogno di “sacerdoti”.

  • Quindi è vero che è in atto una trasformazione nel mondo IT, ma quanti C-Level al di fuori dell’IT si stanno rendendo conto che è possibile una strada di integrazione, che le realtà diverse all’interno dell’azienda sono il cuore del problema?
  • Che vi è un divario culturale che va prima formalizzato, riconosciuto, e poi superato — soprattutto se si vede l’azienda come una organizzazione di persone, e strumenti, orientata a raggiungere una meta comune?
  • Sia chiaro anche agli uomini di IT “tocca” integrarsi e quindi capire realtà diverse dalla pura tecnica e tecnologia, ma che fare ?

Promuovere l’incontro tra persone, in primis, e il dialogo accompagnato dall’ascolto di una realtà condivisa e condivisibile. Poi ognuno con i propri strumenti e competenze farà ciò che è necessario per raggiungere la meta che l’organizzazione si è posta.

Parliamone e agiamo perché la sola alternativa sarà quella di un androide o un’algoritmo che in futuro deciderà al posto nostro.

pubblicato in Medium



Categorie:Cloud integration Design, Futuro presente

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